La nostra infografica cerca di rappresentare tutti gli elementi di quel puzzle che abbiamo definito “capitalismo finanziario” e di raffigurarne, in maniera simbolica, le interazioni. Abbiamo già citato i pilastri su cui si appoggia, cioè il liberismo, il globalismo e il consumismo, nonché la necessità di una macchina di propaganda che lavori incessantemente.
Per capire come è stato costruito, però, non possiamo non conoscere ciò che c'era prima, chi aveva in mano il potere politico prima del cambiamento dei rapporti di forza che hanno messo la finanza al di sopra della politica ovvero del popolo, quale modello sociale ed economico avevano in mente quelle classi dirigenti e come lo avevano disegnato.
Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con un intero continente da ricostruire, il capitalismo non poteva essere che di puro stampo economico: era necessario rimettere in piedi le città prima ancora che le economie e, quindi, si doveva realizzare qualcosa di tangibile, peraltro in un'epoca in cui la tecnologia non era ancora minimamente ai livelli odierni e il mondo digitale era ancora ben lungi da manifestarsi. Prendendo l'esempio dell'Italia, dagli anni ‘50 fino alla fine degli anni ’70, la classe lavoratrice, tramite in primis i movimenti operai, oltre che con la presenza di uno dei partiti comunisti più influenti d'Europa, ha visto molte delle lotte per i suoi diritti andare in porto, ottenendo man mano condizioni di lavoro sempre migliori, sebbene sempre migliorabili. La lotta di classe, insomma, era un tema quotidiano, ben focalizzato all'interno della società e oggetto di aperto dibattito, con la classe lavoratrice in grado di organizzarsi adeguatamente per “giocarsi la partita” con il sistema capitalista. L'economia italiana era pienamente un'economia cosiddetta mista ovvero con una presenza importante dello Stato in quelli che erano ritenuti i principali settori industriali e di sviluppo - ad esempio tramite aziende statali come l'IRI. L'Italia del boom economico era guidata da una classe dirigente figlia della Grande Guerra che sapeva mantenere un equilibrio difficile in un contesto geopolitico complesso come quello della Guerra Fredda, con il blocco Atlantico, a guida USA, in perenne conflitto con quello Sovietico.
Stiamo parlando di decenni in cui il modello economico di riferimento è stato quello keynesiano - da John Maynard Kenyes, una delle menti più eccelse del 1900 -, in cui per molti anni è stato in vigore il Gold Standard - cioè l'aggancio del dollaro all'oro e un sistema di cambi rigidi tra le altre monete e il dollaro -, sancito con gli accordi di Bretton Woods del 1944. Nessuno dei paesi, che in seguito si sarebbe riconosciuti sotto all'area di influenza americana in quello che sarà poi identificato come “Occidente”, mise in dubbio che un modello capitalista dovesse essere alla base della ricostruzione delle società, con la proprietà privata - anche dei mezzi di produzione - riconosciuta come elemento fondante del nuovo patto sociale post bellico.
Negli stessi anni il ruolo della politica era determinante e decisivo: i governi democraticamente eletti avevano a loro disposizione tutti gli strumenti, incluso quello finanziario per il tramite del controllo della Banca Centrale dello Stato, per definire strategie di sviluppo dei paesi. Il Ministero del Tesoro - notate bene la parola “Tesoro” e più avanti capirete bene il perché di questa sottolineatura - poteva emettere moneta e gestire le fluttuazioni del cambio con le altre valute, così da poter equilibrare l'inflazione, il potere d'acquisto e la capacità di esportare dell'economia italiana.
Lo Stato, ente che non ha l'obiettivo di lucrare sui propri cittadini - almeno in un regime di controllo della moneta o sovranità monetaria - e regolatore di un'economia comunque di mercato, ha funzionato a pieno regime per quasi tutti gli anni ‘70 e ha portato l’Italia ad essere quarta potenza economica mondiale nel 1991: non male per un paese paese di “soli” 60 milioni di abitanti, che quindi godevano di un PIL pro-capite più alto rispetto a paesi più grandi con PIL simili. Raggiungemmo quel risultato nonostante alcuni importanti scossoni ai pilastri del sistema di capitalismo economico basato sul keynesismo erano stati già assestati qualche decennio prima dal nuovo modello che stava prendendo il sopravvento: il modello liberista, funzionale e determinante per instaurare un regime di capitalismo finanziario.

